Attenzione, le informazioni contenute in questo sito sono aggiornate al 31/12/2015.

Giro del Monviso

Intorno al re di pietra

Si propone qui il più classico giro ad anello intorno al Monviso, adatto ad escursionisti ben allenati. Gli italiani lo affrontano partendo dal Pian del Re, nell'alta valle Po. I francesi, invece, si immettono nell'anello al rifugio del Viso, che raggiungono risalendo la valle del Guil. La stagione ideale per effettuare il Giro del Monviso va da luglio a settembre.


  • Numero tappe: 3
  • Difficoltà: per escursionisti medi
  • Dislivello + 2.380 / - 2.530 m
  • Segnaletica: tacche bianco-rosse e paline
  • Adatto a famiglie
  • (+39) 0175 94273
  • http://www.vallipo.cn.it
Descrizione del pecorso

Il Giro del Monviso è uno dei più spettacolari e frequentati trekking delle Alpi Occidentali, nonché il più antico itinerario di più giorni intorno a una cima. Fu effettuato per la prima volta nel luglio del 1839 da James David Forbes, professore di filosofia naturale all'Università di Edimburgo. Forbes, accompagnato da una guida locale, partì dalla valle del Guil e salì al colle delle Traversette, poi aggirò a oriente il Monviso, più o meno lungo il percorso attuale del Giro classico del Monviso. Infine rientrò nella valle del Guil attraverso il passo di vallanta impiegando 14 ore di marcia, tutte concentrate in un solo giorno. Il Monviso, con i suoi 3.841 metri, è ovviamente grande protagonista ma è riduttivo pensare che il fascino del Giro del Monviso sia dovuto solo alla presenza del Re di Pietra. Uno dei suoi punti di forza è la straordinaria varietà degli ambienti attraverso i quali si snoda, che appartengono a ben tre valli (Po, Varaita e Guil): si va dai magnifici specchi d'acqua dell'alta valle Po ai laghetti del vallone delle Giargiatte, dai pini cembri del bosco dell’alevè in valle varaita al passaggio nel Buco di Viso, il primo tunnel delle alpi aperto sul finire del Quattrocento. Tutto questo con dislivelli quasi sempre modesti e senza mai perdere quota: dai 2.000 metri di Pian del Re si scende una sola volta a 1.937 metri, e con un’appagante camminata in quota si scavalcano colli tra i 2.655 del Colle dei Viso e i 2.947 del Colle delle Traversette. Grazie alla presenza di ben cinque rifugi intorno al Gigante delle Cozie è oggi possibile affrontare il Giro del Monviso secondo la propria preparazione e in base al tempo a disposizione: si va infatti dagli itinerari di 2 giorni agli itinerari di 4-5 giorni, adatti alle famiglie.

Mappa dell'itinerario
Tappe dell'itinerario
Pian del Re / Rifugio Quintino Sella

Tempo di percorrenza: 2h 45’
Dislivello: 650 m
Alla testata della valle Po, al termine della rotabile che sale da Crissolo, si apre la conca prativa del Pian del Re, dominata dalle severe vette rocciose del gruppo del Monviso. Si tratta di una località molto celebre e frequentata, poiché qui si trova la sorgente del Po, il fiume più lungo d’Italia con i suoi 653 km di lunghezza. L’etimologia del toponimo Pian del Re è incerta: secondo alcuni studiosi esso trarrebbe origine dal fatto che qui nasce il “re” dei fiumi italiani, altri studiosi invece sostengono che la conca abbia questo nome poiché vi avrebbe sostato un re di Francia con il suo esercito. Il Pian del Re costituisce il punto di partenza di sentieri che conducono ai soprastanti laghi e ai rifugi del gruppo del Monviso e dell’alta val Pellice. Il sentiero che porta al rifugio Quintino Sella è uno tra i più battuti sia dagli escursionisti che compiono il classico Giro del Monviso sia dagli alpinisti che salgono in cima al Re di Pietra per la via normale o per la cresta Est. Dal parcheggio del Pian del Re (2.020m) si percorre la carrareccia che, fiancheggiando la torbiera, raggiunge in breve la sorgente del Po. Qui si imbocca a sinistra un’evidente mulattiera che sale verso Sud con una serie di tornanti fino a toccare la conca che ospita il Lago Fiorenza, nel quale si specchiano le moli rocciose del Monviso e del Visolotto. Si costeggia il lago ad Est e, tralasciata a destra una diramazione che conduce verso il rifugio Giacoletti, si rimonta una valletta erbosa per pervenire ad un colletto che si affaccia sul vallone del Rio dei Quarti. Sempre seguendo la mulattiera si piega a destra, si supera un tratto dirupato e si guadagna un altro colletto, dove ci si trova davanti a un crocevia. A destra si stacca un sentiero diretto al Rifugio Giacoletti, mentre a sinistra si dirama un sentiero che scende al lago Chiaretto e poi continua per il monte Ghincia Pastour e il rifugio dell’Alpetto. Si tralasciano entrambe le diramazioni per proseguire al centro sulla mulattiera principale che contorna a monte il lago Chiaretto, il cui nome è dovuto al colore azzurro lattiginoso del suo bacino. Dopo un tratto in lieve discesa, la mulattiera si inerpica lungo un pendio di sfasciumi piegando in direzione Sud-Est e poi sale con vari tornanti sulle pendici settentrionali della Rocca Trunè. A quota 2.530 circa la mulattiera piega a destra, tagliando tra i massi fino alla enorme morena che si estende tra il Viso Mozzo e il Monviso. Piegando a sinistra, si sale sul limite orientale della morena per procedere in dolce salita attraverso una caotica distesa di massi e penetrare nell’arida conca detritica che si estende tra la mole del Monviso e i lastroni inclinati del Viso Mozzo. La mulattiera percorre la conca sulla sinistra, sale lievemente tra i lastroni del Viso Mozzo, poi tagliando in leggera discesa conduce sull’ampio Colle del Viso. Oltre il valico si apre la conca del Lago Grande di Viso, che è lo specchio d’acqua più esteso della zona. Lasciando il lago in basso a destra, si continua sulla mulattiera che in breve porta al Rifugio Quintino Sella (2.640m).

Rifugio Quintino Sella / Rifugio Vallanta

Tempo di percorrenza: 4h 45’
Dislivello: 730 m
Dal rifugio Quintino Sella si procede in discesa lungo la mulattiera che fiancheggia ad Est il Lago Grande di Viso. In breve si raggiunge l’estremità Sud del lago, dove ci si trova davanti a un bivio. Tralasciando a destra il sentiero per il passo delle Sagnette, si prosegue verso Sud sulla mulattiera resa ben visibile dai segnavia della GTA. Poco dopo si trascura a sinistra la diramazione per il rifugio Alpetto e, con alcuni saliscendi, si procede nella conca sede dei laghi delle Sagnette. La mulattiera taglia a mezzacosta le pietraie alla base della costiera rocciosa di punta Michelis e punta Trento, fino ad incontrare, a quota 2.675 circa, un sentiero proveniente dal rifugio Alpetto. Salendo a destra con piccole svolte si guadagna il passo Gallarino, una larga sella che si apre su una dorsale interna della valle Po, tra la conca delle Sagnette e l’esteso Piano Gallarino. Da qui è possibile ammirare uno splendido panorama che abbraccia la vicina Cima delle Lobbie, la vetta del Monviso e, sullo sfondo, la Serra dell’Argentera, il Cervino e il Monte Rosa. Lasciato a sinistra il sentiero per il colle di Luca che scende sul Piano Gallarino, si prosegue a destra in salita sulla mulattiera della GTA che incide il pietroso versante Sud della Punta Trento. Avanzando in leggera salita, si perviene in breve al Passo di San Chiaffredo (2.764m), un’estesa depressione detritica ubicata tra la Punta Trento e la Punta Malta, sullo spartiacque tra la valle Po e la val Varaita. Il toponimo ricorda San Chiaffredo, martire cristiano la cui devozione è particolarmente diffusa in valle Po; a Crissolo si trova il santuario sul luogo del martirio. Oltrepassando il valico ci si inoltra nell’ampia conca terminale del vallone delle Giargiatte. La mulattiera procede in direzione Sud-Ovest con qualche saliscendi fra le pietraie, giungendo prima al Lago Lungo e poi al Lago Bertin. Poco a valle del Lago Bertin si lascia a destra il sentiero che sale al non distante Bivacco Bertoglio. Da qui la mulattiera della GTA scende con varie svolte in una strettoia rocciosa, fino a sbucare nella sottostante conca, sulla cui sinistra si erge la Costa delle Ale Lunghe con i suoi torrioni. Scendendo nel vallone delle Giargiatte con numerosi tornanti tra rocce e pietraie, si guadagna una seconda conca, ingombra di massi e sovrastata a meridione dalla severa Rocca Jarea. La mulattiera si snoda sul lato destro idrografico della conca, dove i massi concedono un po’ di spazio ai prati. Al termine della morena di massi e detriti, la conca diventa interamente prativa. È qui che si trova l’antico Gias Fons, il cui nome è dovuto ad una fresca sorgente che sgorga nei pressi di un masso isolato. Lasciando a sinistra il rio, la mulattiera scende con varie serpentine in un incantevole bosco di larici, fino a Pian Meyer, delizioso ripiano erboso. Qui si tralascia a sinistra una diramazione diretta al Rifugio Bagnour e si continua a scendere con sinuosi tornanti per un ripido pendio boscoso. Si arriva quindi ad un secondo ripiano erboso a quota 2.018, dove il torrente divaga tra prati e boschetti. Piegando a destra, la mulattiera procede per un lungo tratto verso Nord tra i pini, quindi prende a scendere con alcune svolte verso il fondo del vallone di Vallanta, fiancheggiando i ruderi delle Grange Gheit (1.912m). Attraversato il torrente Vallanta su una passerella, si procede sul lato sinistro idrografico, si passa poco sotto le Grange del Rio e, dopo un breve tratto di salita, si giunge ad un bivio. Qui si tralascia la diramazione per i bivacchi Boarelli e Berardo, per proseguire sulla mulattiera che rimonta il vallone principale. Si incontrano quindi la sorgente conosciuta come Fontana della Salute e i casolari del Gias d’Ajaut, poi si attraversa di nuovo il torrente, sempre su passerella. La mulattiera risale ora una lunga conca prativa, passando ai piedi di una gigantesca frana caduta dalla minacciosa Cresta Savaresch, che limita ad Ovest il vallone. Giunti quasi al termine del lungo pianoro in cui si trovano i ruderi del Gias Souberayn, s’incontra il sentiero proveniente dalle Conce. La mulattiera principale s’innalza quindi lungo un pendio decisamente ripido, fino al ripiano detto Pian Para, dove sulla sinistra si stacca un sentiero che conduce al Passo della Losetta. Continuando a destra su mulattiera sconnessa, si taglia in diagonale un versante roccioso fino ad una piccola conca. Qui si lascia a sinistra il sentiero per il Passo di Vallanta e, piegando a destra, con una breve salita si raggiunge il poggio roccioso dove sorge il rifugio Vallanta (2.450m), sovrastato ad est dalla maestosa parete del Viso di Vallanta. Non lontano dal rifugio è situato il Lago della Bealera Founsa, alimentato dall’omonimo rio. Poco più a monte si trova il vecchio rifugio Gagliardone, più volte danneggiato dalle valanghe e oggi in disuso.

Rifugio Vallanta / Refuge du Viso / Pian del Re

Tempo di percorrenza: 5h 30’
Dislivello: 884 m
Nota: il percorso può essere diviso in due tappe fermandosi a dormire al rifugio del Viso. Dal rifugio Vallanta si taglia brevemente verso Nord-Ovest, per approdare sul sentiero segnalato che si inerpica sul lato destro idrografico della conca della Bealera Founsa. Il sentiero sale in diagonale sotto una barra rocciosa, lasciando in basso a destra il vecchio Rifugio Gagliardone. Giunti in una piccola conca sospesa si incontra un bivio. Si tralascia a sinistra la diramazione per il Passo della Losetta e si continua a salire con una serie di tornanti, fino alla conca superiore dove sono ubicati i laghetti di Vallanta (2.710m). Si transita ad Ovest dei due specchi d’acqua, poi si sale con altri tornanti fra erba e detriti. Con un tratto in diagonale tra le pietraie si giunge infine al Passo di Vallanta (Col de Valante, 2.811m); si tratta di una netta depressione dello spartiacque principale, sul confine italo-francese, tra il Monte Losetta (o Pointe-Joanne) e la Punta Gastaldi. Il panorama sul versante italiano è dominato dall’imponente parete Nord-Ovest del Monviso. Sul lato francese, la vista spazia sull’alta valle del Guil, dove spicca il rifugio del Viso. Dal passo si scende sul versante francese seguendo i segnavia tra le pietraie, fino alla bella conca del lac Lestio, dal quale ha origine il torrente Guil. Continuando in discesa per un sentiero a sinistra del torrente, si perviene ad un ripiano erboso a quota 2.450 circa. Qui si attraversa il corso d’acqua e, poco dopo, ci si trova davanti ad un bivio. Lasciando a sinistra il sentiero che scende lungo il vallone verso il Belvédère du Viso, si prosegue a destra, prima scendendo e poi a mezzacosta fra i pascoli. Dopo una dolce salita si arriva al rifugio del Viso (2.640m). Dal rifugio si imbocca un sentiero verso Nord che, procedendo quasi pianeggiante fra prati cosparsi di massi, va ad attraversare il torrent de la Faïto a quota 2.437. Trascurata a sinistra la diramazione che scende in direzione del Belvédère du Viso, si procede sul prato per un centinaio scarso di metri fino ad un altro bivio. Si tralascia il sentiero per il colle Seillière e si sale a destra lungo il torrente. Arrivati poco sotto un laghetto si piega a sinistra per salire ad un piano acquitrinoso a quota 2.569. Il sentiero prosegue a destra con una serie di tornanti franati, poi piega ancora una volta a sinistra, verso lo spartiacque tra Guil e Pellice). Percorrendo il sentiero rovinato dall’erosione e segnalato da ometti, si giunge sotto la rocciosa cresta di confine. Si lascia a sinistra la diramazione per il non distante Passo Seillierino, e si procede verso Est ai piedi delle rocce, prima in salita e poi in lieve discesa, fino all’imbocco francese del Buco di Viso (Pertuis du Viso), fatto scavare tra il 1475 e il 1480 dal Marchese di Saluzzo Ludovico II per permettere alle carovane che trasportavano il sale e le mercanzie dal Delfinato al Marchesato di effettuare un percorso alternativo al pericoloso Colle delle Traversette. Se si dispone di una pila si può passare per la stretta galleria, ma l’imbocco dal lato transalpino è spesso reso arduo dall’ingombro di detriti. In alternativa si può lasciare a sinistra il Buco di Viso per proseguire sul sentiero che, con vari tornanti fra le pietraie, sale al Colle delle Traversette (Col de la Traversette, 2.950m), una colla detritica che si apre sullo spartiacque principale della catena alpina, tra le Rocce Fourioun e la Punta delle Traversette. Si tratta di un valico celebre e di passaggio fin da tempi remoti: secondo lo storico romano Tito Livio Annibale avrebbe sfruttato il colle delle Traversette per attraversare le Alpi il 26 ottobre del 268 a.C., con i suoi ventiseimila uomini e trentasette elefanti. Il condottiero cartaginese si sarebbe aperto un varco fra i massi con una tecnica alquanto originale, che prevedeva il riscaldamento della roccia con il fuoco e il suo raffreddamento immediato con acqua e aceto; si tratta della stessa tecnologia applicata più di 1700 anni dopo dai realizzatori del Buco di Viso. Riguardo al toponimo, per vari autori sarebbe più corretto dire “Colle della Traversetta”, perché il valico è unico. In francese si usa il termine “Col de la Traversette” al singolare. Il nome traversetta significa “stretto passaggio tra due versanti”. Dal colle comincia la discesa nel Vallone delle Traversette verso il Pian del Re. Il sentiero si abbassa con una serie di tornanti per uno scosceso pendio detritico (questo tratto diventa pericoloso quando è ancora innevato, rendendo necessario l’uso di piccozza e ramponi). Lasciato a sinistra l’ingresso italiano del Buco di Viso (2.882m), si prosegue sulla mulattiera segnalata che scende nella pietraia. Si lascia a sinistra la diramazione per il Passo Luisás e si arriva ad una casermetta semidistrutta. La mulattiera continua a scendere con una serie di tornanti, passando nei pressi della Fonte Ordi per poi attraversare il detritico Pian Mait (o Mait di Viso, 2.700m circa), sovrastato dall’imponente parete Est delle Rocce Fourioun. Mait è un termine provenzale che significa “madia”, e infatti l’aspetto della conca detritica, chiusa tra alte rocce, rimanda in parte a quella dell’antico mobile da cucina. Giunta su un ripiano nel quale si trovano i ruderi di una casermetta, la mulattiera prende a scendere a destra con varie svolte fra massi e pietrame. A quota 2.600 circa si lascia a destra la diramazione per il rifugio Giacoletti, meglio conosciuta come Sentiero del Postino, e si prosegue sulla mulattiera che taglia il ripido pendio sotto il contrafforte Sud del Monte Meidassa. Si guadagna il Pian dar Móine, dove, a quota 2.640 circa, si incontra un bivio. Tralasciando la diramazione che sale al Colle dar Móine, si segue l’antica carrareccia militare che scende a destra tra i pascoli. Si continua la discesa per una morena di grossi massi, poi si piega ancora a destra e si attraversa il rio che scorre sul fondo del vallone. A 2.275m circa si lascia a destra il sentiero per il Coulour del Porco e il Rifugio Giacoletti, e si procede sulla carrareccia sconnessa che scende in una conca costellata di massi. Giunti ad una strettoia a 2.115m circa, si trascura il sentiero che si stacca a destra e che porta al Lago Superiore. Scendendo per la carrareccia sassosa sul lato sinistro idrografico della valle, si giunge infine al Pian del Re.

Ricettività e punti tappa

L’itinerario si svolge lungo sentieri alpini di alta valle; la ricettività indicata è l’unica disponibile sul percorso; a breve distanza altri rifugi.

Sul Percorso

Rifugio Pian del Re
Luogo Crissolo, loc. Pian del Re
Info (+39) 0175 94967; (+39) 349 3932559; www.ghironda.com/vallepo/pages/94967.htm
Luogo Crissolo, lago Grande di Viso
Info (+39) 0175 94943; (+39) 348 5618747; www.rifugiosella.it
Luogo Pontechianale, loc. Bealera Founsa
Info (+39) 0175 956025; (+39) 0175 950161; www.rifugiovallanta.it

A breve distanza

Luogo Crissolo, loc. colle Losas
Info (+39) 0175 940104; www.giacoletti.it
Luogo Oncino, lago dell’Alpetto
Info (+39) 340 5342622; www.rifugioalpetto.it
Luogo Pontechianale, lago Bagnour
Info (+39) 320 4260190; www.rifugiobagnour.it